Vocazione.

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ogni vocazione, pur nella pluralità delle strade, richiede sempre un esodo da se stessi per centrare la propria esistenza su Cristo e sul suo Vangelo. Sia nella vita coniugale, sia nelle forme di consacrazione religiosa, sia nella vita sacerdotale, occorre superare i modi di pensare e di agire non conformi alla volontà di Dio. E’ un «esodo che ci porta a un cammino di adorazione del Signore di servizio a Lui nei fratelli e nelle sorelle» (Discorso all’Unione Internazionale delle Superiore Generali, 8 maggio 2013). Perciò siamo tutti chiamati ad adorare Cristo nei nostri cuori (cfr 1 Pt 3,15) per lasciarci raggiungere dall’impulso della grazia contenuto nel seme della Parola, che deve crescere in noi e trasformarsi in servizio concreto al prossimo. Non dobbiamo avere paura: Dio segue con passione e perizia l’opera uscita dalle sue mani, in ogni stagione della vita. Non ci abbandona mai! Ha a cuore la realizzazione del suo progetto su di noi e, tuttavia, intende conseguirlo con il nostro assenso e la nostra collaborazione.

Queste parole, scritte da Papa Francesco nel messaggio per la 51a giornata mondiale di preghiera per le vocazioni (trovate il testo integrale qui) mi hanno profondamente colpito. In poche righe Francesco ha espresso tutto il dinamismo e il senso della vita cristiana, e parlando di pluralità di strade accomuna tutti gli stati di vita cristiana nell’unica via dell’ascolto di Cristo che si fa servizio del prossimo. Un servizio differente a seconda dei ministeri e dei carismi ma sempre radicato nell’intima unione con Gesù, nella preghiera e nell’ascolto della Parola.
Quante volte nelle nostre giornate, indaffarati da mille cose da fare, distratti, siamo rinunciatari rispetto alla chiamata di Gesù? Che non è solo chiamata al sacerdozio o alla vita matrimoniale o a quella religiosa, è chiamata all’amore in ogni istante della giornata, in ogni circostanza, in ogni momento. Siamo portatori di qualcosa di grande! L’amore che Dio nutre per noi non è un concetto filosofico e neanche un assioma religioso è la storia vissuta da milioni di credenti, tramandata di generazione in generazione, è energia che cambia il mondo, lo trasforma, se solo ci facciamo strumento nelle sue mani. E noi oggi siamo parte di questa Storia e tutti noi oggi con l’esempio della vita, con l’adorazione vera di Cristo nei nostri cuori, siamo chiamati alla costruzione del regno. Vocazione non è quindi qualcosa che riguarda gli altri, o qualcosa che riguarda le scelte fatte una volta nella vita, vocazione è uno stile di vita, che per noi cristiani è ascolto vero, rigenerante della Parola.
Il Papa conclude

Disponiamo dunque il nostro cuore ad essere “terreno buono” per ascoltare, accogliere e vivere la Parola e portare così frutto. Quanto più sapremo unirci a Gesù con la preghiera, la Sacra Scrittura, l’Eucaristia, i Sacramenti celebrati e vissuti nella Chiesa, con la fraternità vissuta, tanto più crescerà in noi la gioia di collaborare con Dio al servizio del Regno di misericordia e di verità, di giustizia e di pace.

Allora potremo diventare come quel messaggero di cui Isaia dice

“Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace,del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”.” (Is 52,7)